1945–2011

Marco De Bartoli

l’uomo che restituì al vino il suo tempo

Non inventò una nuova tradizione. Andò a cercare quella che era stata dimenticata.
A Samperi restituì dignità al vino di Marsala. A Pantelleria ascoltò il sole, il vento e gli uomini dell’isola. Nel mezzo ci furono il Grillo, lo Zibibbo, le corse automobilistiche, e una convinzione mai negoziabile: un grande vino deve appartenere al luogo da cui nasce

C’è chi eredita un mestiere e chi lo rifonda. Marco De Bartoli appartiene ai secondi.

Nasce a Marsala il 4 febbraio 1945, in una famiglia legata da generazioni al mondo del vino. La madre appartiene alla famiglia Pellegrino e il baglio di Samperi, con le sue vigne e le sue cantine, è parte della storia familiare da oltre due secoli. Ma prima di tornare alla terra, Marco prende altre strade.

Lavora nell’ambito dell’azienda di famiglia, si occupa di commercio, viaggia e frequenta le fiere di settore. È lì che, nella metà degli anni Settanta, incontra produttori come Angelo Gaja, Livio Felluga e Giacomo Bologna: uomini che stanno già dimostrando come un vino possa diventare il racconto autorevole del proprio territorio.
Marco osserva, ascolta, costruisce una visione personale. Nel 1978, con una laurea in Agronomia e molte idee difficili da contenere, prende in mano il baglio di Samperi. Non vuole semplicemente produrre vino. Vuole capire che cosa il vino di Marsala sia stato prima di perdere la sua anima…

1945

Tornare a Samperi per andare avanti

Samperi si trova nell’entroterra marsalese, a pochi chilometri dal mare. È una terra pianeggiante, asciutta, calcarea, attraversata dal vento e impregnata di luce.

Quando Marco decide di occuparsi di quella sua terra, il nome Marsala è conosciuto in tutto il mondo, ma il vino che porta quel nome ha perso gran parte della propria identità. Le produzioni di massa, gli invecchiamenti abbreviati e l’uso eccessivo dell’alcol hanno allontanato molte bottiglie dalla complessità che quel territorio sarebbe ancora capace di esprimere.

La risposta di De Bartoli non consiste nell’inventare qualcosa di nuovo. Consiste nel risalire alle origini: al vino prodotto a Marsala prima dell’intervento britannico, prima della fortificazione, quando il tempo, il legno, il Grillo e il metodo perpetuo erano sufficienti a costruirne il carattere.

Non è archeologia enologica. Non è nostalgia. È una scelta contemporanea: togliere ciò che è superfluo per lasciare parlare il territorio. Al Baglio Vecchio Samperi, Marco avvia così un percorso che l’azienda definisce ancora oggi un “ritorno alle origini del marsala”.

1978

Un vino che le regole non prevedevano

Marco De Bartoli non parlava del Marsala con la prudenza delle relazioni pubbliche. Lo considerava tecnicamente morto: non perché mancassero produttori o consumatori, ma perché spesso veniva realizzato partendo da vini troppo deboli, corretti attraverso un apporto eccessivo di alcol e sottoposti a periodi di affinamento insufficienti.

«Mi sento, purtroppo, oltre la Doc», disse in una delle sue ultime interviste.
Non era una dichiarazione di superiorità e non era una provocazione fine a se stessa. Era la constatazione che il vino immaginato da Marco non riusciva a entrare nelle classificazioni esistenti.
Il suo vigneto era Doc. Il suo pensiero era profondamente legato alla denominazione e alla storia di Marsala. Ma le regole non potevano impedirgli di cercare tempi più lunghi, basi vinose più forti e una qualità che non dipendesse dalla quantità di alcol aggiunto.

Da questo scarto nasce il Vecchio Samperi: il vino che il Marsala avrebbe potuto continuare a essere se la sua storia non fosse stata semplificata per renderlo più facile da produrre e da vendere.
«Dare a un vino un nome di fantasia è una sconfitta per il territorio.»

Il pilota che imparò la lentezza

Prima di essere conosciuto come vignaiolo, Marco De Bartoli fu un pilota automobilistico. Corse durante gli anni Settanta su circuiti e strade che richiedevano coraggio, sensibilità meccanica e capacità di spingersi fino al limite. Partecipò alla Targa Florio, alla Coppa Florio e a diverse competizioni riservate alle vetture sport prototipo.
Nel 1977, in coppia con Pasquale Anastasio su un’Osella, arrivò secondo assoluto nell’ultima Targa Florio disputata come gara di velocità. Continuò a correre fino al 1979, mentre a Samperi cominciava già un’altra avventura.

Per qualche tempo, Marco fece convivere due velocità opposte.
In pista cercava il punto esatto in cui frenare. In cantina imparava a non anticipare nulla. Le gare si decidevano in pochi secondi; il vino perpetuo richiedeva anni, decenni, generazioni.

Quando lasciò le competizioni, quella tensione non scomparve. Cambiò soltanto ritmo.
Le automobili rimasero una passione viva: le collezionava, le restaurava, ne custodiva le forme e la memoria. I motori riaffiorarono anche nell’identità visiva dei vini, come nella Giulietta Spider disegnata sull’etichetta del Rosso di Marco.

1979

Vecchio Samperi:
un tempo più grande di una vita

Nel 1980 Marco imbottiglia il primo Vecchio Samperi.
Il nome è già una dichiarazione di appartenenza. Non porta il cognome del produttore e non cerca una formula seducente da mercato: porta il nome della contrada in cui il vino nasce.

Per Marco, dare un nome a un vino significa dichiarare a chi quel vino appartenga davvero.
Il Vecchio Samperi nasce da uve Grillo e viene affinato attraverso il metodo perpetuo. Le botti non vengono mai completamente svuotate: ogni anno una parte del vino più vecchio viene prelevata e il volume mancante viene colmato con vino più giovane.

Il passato non viene sostituito. Viene alimentato.

Ogni imbottigliamento contiene così una parte delle vendemmie precedenti: non una fotografia di una singola annata, ma un archivio vivo, continuamente trasformato dal tempo.

Marco percorse inoltre il territorio alla ricerca di antichi vini perpetui custoditi nei bagli e nelle cantine familiari. Alcune delle riserve recuperate risalivano ai primi decenni del Novecento; negli archivi aziendali sono conservati vini datati fino al 1903.

Non erano reliquie da esporre. Erano frammenti di una memoria enologica che rischiava di scomparire.

«La varietà è il genio del vino.»

1980

Il Grillo, prima di tutto

Al centro della ricerca di Marco c’è il Grillo.
Ne riconosce la forza, l’acidità, la capacità di raggiungere naturalmente gradazioni elevate e, soprattutto, la vocazione all’invecchiamento. In anni nei quali il vitigno era considerato quasi esclusivamente una base per il Marsala, De Bartoli ne comprende la possibilità di esprimersi anche come grande vino secco.

Nel 1990 nasce Grappoli del Grillo.

Con quel vino Marco porta il vitigno fuori dal ruolo che gli era stato assegnato e lo presenta come un bianco complesso, strutturato e capace di evolvere nel tempo.

È lo stesso principio che guida tutta la sua opera: non importare un modello da un altro territorio, ma scoprire fino a dove può arrivare ciò che esiste già in quel luogo.

1990

Da Marsala a Pantelleria

Una sola terra non basta a contenere la curiosità di Marco.
Nei primi anni Ottanta arriva a Pantelleria e rimane colpito dalla forza dell’isola: la pietra lavica, il vento, le terrazze, gli alberelli scavati nelle conche per proteggerli e lo Zibibbo steso al sole.

A Bukkuram — nome di origine araba tradotto come “padre della vigna” — ascolta i coltivatori più anziani e studia il metodo tradizionale di appassimento delle uve. La cantina viene realizzata in un dammuso del Settecento; nel 1984 viene imbottigliato il primo passito Bukkuram.

Anche a Pantelleria Marco non vuole imporre una formula. Vuole imparare il linguaggio del luogo. Samperi e Bukkuram diventano così i due poli della sua ricerca: da una parte il Grillo, il calcare e il perpetuo; dall’altra lo Zibibbo, la roccia vulcanica e l’appassimento al sole.
Due isole dentro la stessa isola. Due cantine unite dalla medesima idea: la tecnica deve servire il territorio, non sostituirlo.

1984

Quando il vino trovò la sua immagine

Un vino fuori dalle categorie consuete aveva bisogno di un’immagine altrettanto libera.
A costruirla fu Carlo Lauricella, artista e amico di Marco De Bartoli. Non venne chiamato semplicemente a decorare una bottiglia, ma a trasformare in segni il mondo che circondava il fondatore: Samperi, il baglio, la terra, le automobili, il movimento, l’ironia.
Nel 1980 Lauricella disegna la prima etichetta del Vecchio Samperi. Nel 1983 realizza un’immagine destinata a una pubblicità pubblicata su Sicilia Motori: un incontro naturale tra le due grandi passioni di Marco, il vino e le corse.
Quell’opera è stata ripresa molti anni dopo per il Vecchio Samperi Quarantennale.
Lauricella disegna a china anche il Baglio di Samperi. Le linee sono essenziali, quasi familiari. Il baglio non viene rappresentato come un monumento, ma come ciò che è: una casa, un luogo di lavoro, il punto da cui tutto ha avuto origine.
Le etichette non inventano il personaggio Marco De Bartoli. Lasciano emergere ciò che esisteva già.
«Non si vede bene che col cuore.»
Una frase, tratta da Il Piccolo Principe, che Marco amava ripetere.

Definire Marco De Bartoli con una sola parola è quasi impossibile.

Era coraggioso, ostinato, intuitivo. Poteva essere scomodo, irruento, incapace di ammorbidire un’opinione soltanto per renderla più accettabile. Non aveva timori di inferiorità nei confronti dei grandi produttori italiani o francesi: pensava ai vini della Sicilia sullo stesso piano, con orgoglio e spirito competitivo.
Ma il rigore con il quale affrontava le idee conviveva con una naturale generosità verso le persone.

Amava il mare, le automobili, gli amici, il lavoro, il vino e la tavola. I ricordi familiari lo descrivono attraverso piatti semplici e sapori quotidiani: le melanzane fritte, le polpette all’uovo, il matarocco, le pesche nel vino.
A Samperi si mangiava insieme. C’era sempre la possibilità di aggiungere una sedia, di stappare una bottiglia, di trasformare una visita in un pranzo.

Era durissimo verso le convenzioni che riteneva ingiuste. Verso le persone, invece, rimaneva aperto fino all’ultimo posto disponibile a tavola.

Una storia che continua

Marco De Bartoli muore il 18 marzo 2011, a 66 anni.

Lascia vini diventati punti di riferimento, due cantine e soprattutto un modo di intendere il lavoro: partire dai vitigni autoctoni, rispettare il tempo, difendere l’identità dei luoghi e non confondere mai l’innovazione con la cancellazione della memoria.

I figli Renato, Sebastiano e Giuseppina raccolsero il progetto del padre, continuando a svilupparlo tra Samperi e Pantelleria. La produzione si è ampliata, ma il principio di fondo è rimasto riconoscibile: fare vini che non potrebbero nascere altrove.

Negli anni sono arrivati premi e riconoscimenti. Il Vecchio Samperi Perpetuo Quarantennale ha ottenuto i 100 centesimi di DoctorWine; Slow Wine ha assegnato alla cantina la Chiocciola e al Vecchio Samperi il riconoscimento di Vino Top; Bibenda ha premiato più etichette aziendali con i Cinque Grappoli. Ma il riconoscimento più vicino alla terra di Marco è arrivato nel dicembre del 2021, quando Marsala gli ha intitolato una piazza.

Non un punteggio. Non una guida. Non un premio di settore. Una città che ha scelto di scrivere il suo nome tra i luoghi attraversati ogni giorno da chi vi abita.

2011

Le radici non trattengono. Indicano da dove partire.

Marco De Bartoli ha dimostrato che rispettare una tradizione non significa ripeterla.Significa comprenderla abbastanza profondamente da poterla portare nel futuro.Il Vecchio Samperi, i Marsala, il Grillo e i vini di Bukkuram continuano a raccontare quella visione: una famiglia, due cantine, un legame irriducibile con la Sicilia.

2026

SUPERFICIE DEL VIGNETO

12 HA

TERRENO

calcareo-sabbioso di medio impasto, pianeggiante

SISTEMA DI ALLEVAMENTO

alberello e controspalliera Guyot; ceppi per ettaro 3.500.

VENDEMMIA

manuale in piccole casse, le ultime settimane di settembre.

VINIFICAZIONE

Selezione manuale delle uve, spremitura soffice, sedimentazione naturale, fermentazione tradizionale in fusti di rovere e castagno a temperatura ambiente.

AFFINAMENTO

Invecchiamento in fusti di rovere e castagno con un’aggiunta del 5% di vino più giovane ogni anno, utilizzando il tradizionale metodo perpetuo.

N° DI BOTTIGLIE PRODOTTE

8.600